LaRegione Ticino: Che aria tira in Ticino

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Quinto e ultimo dibattito in vista delle elezioni cantonali di aprile dedicato al territorio e all’ambiente. Si confrontano il direttore uscente del Dipartimento del territorio Claudio Zali (Lega), Sebastiano Gaffuri (Plr), Raffaele De Rosa (Ppd) e Laura Riget

Tassa di collegamento ferma al Tribunale federale. Claudio Zali, ora si dice contrario a farla entrare in vigore retroattivamente se venisse accolta. Perché ha cambiato idea?

Claudio Zali: La posizione è cambiata in funzione del tempo che è trascorso. La tassa di collegamento intendeva essere un provvedimento per disincentivare il possesso di un posteggio, ma un disincentivo retroattivo ha poco senso. Diventerebbe quello che non si voleva: un’operazione finanziaria. Sarebbe complesso e poco comprensibile andare a recuperare a posteriori i soldi.

Quindi, per capire meglio, lei non crede più così tanto nell’effetto disincentivante della tassa…

Zali: Continuo assolutamente a crederci. Questo provvedimento ha comunque cambiato un po’ le abitudini: l’eventualità di un rincaro di 100 franchi al mese ha indotto molte persone a disdire il posteggio che utilizzavano.

Risulta al sindaco di Breggia, Sebastiano Gaffuri?

Sebastiano Gaffuri: Sicuramente sì, nel Mendrisiotto un certo effetto disincentivante si è visto. All’inizio ho approvato questa tassa solo tiepidamente, oggi sono assolutamente a favore.

Qualora la tassa di collegamento dovesse cadere, come si potrebbe finanziare il trasporto pubblico?

Laura Riget: Penso che sia fondamentale promuovere il trasporto pubblico: i soldi ci sono, bisogna avere la volontà politica di andare a trovarli. Penso per esempio all’aumento della tassa sulla benzina.

Raffaele De Rosa: Il Gran Consiglio ha dimostrato grande sensibilità sul tema: per il collegamento Mendrisio-Malpensa abbiamo addirittura stanziato 5 milioni in più rispetto a quanto chiedeva il governo in modo da creare il doppio binario e realizzare delle fermate, come ad esempio quella di Stabio. Siccome non è stato possibile finora incassare la tassa di collegamento, la Commissione della gestione, che presiedo, e il parlamento hanno deciso di ri-aumentare il fondo quadriennale per colmare questa lacuna.

Zali: Dal 1° gennaio 2021 avremo il ‘trasporto pubblico 2.0’. Risponderà a queste maggiori esigenze di capillarità. Il Cantone modificherà il suo impegno finanziario da 70 a oltre 100 milioni di franchi, con un aumento del 50 per cento in un sol colpo. Sul traffico regionale avremo aumenti nell’ordine dell’80 per cento.

Gaffuri: Bisogna parlare però anche di offerta. A mio avviso c’è margine per ridurla in alcuni luoghi, per aumentarla in altri. Nella mia valle [di Muggio, ndr] vi è una sovrabbondanza. Potrebbe essere sostituita con un servizio su chiamata. Sarei ben disposto a sacrificare parte dell’offerta per destinarla invece a quei luoghi che realmente sono strategici a livello cantonale.

Treni strapieni: il Cantone cosa dovrebbe fare?

De Rosa: È sotto gli occhi di tutti che i Tilo, nelle ore di punta, sono sovraffollati. La domenica sera gli studenti che si recano oltre San Gottardo non hanno posto a sedere, con treni addirittura soppressi. C’è veramente tantissimo da fare. Costerà, ma non ci sono alternative. Il Ticino, già solo per la sua conformazione, deve forzatamente puntare sul trasporto pubblico, sulla ferrovia, sul treno regionale, anche vista la crescita che è prospettata nei prossimi 10-15 anni.

Riget: C’è assolutamente un problema di capienza e l’offerta va aumentata. Non sono quindi d’accordo con quanto propone Gaffuri, ovvero tagliare sul trasporto pubblico. È la dimostrazione, ancora una volta, che la maggioranza della politica non prende abbastanza sul serio l’emergenza climatica. Il trasporto pubblico va invece rafforzato. Qualcuno però ha voluto privatizzare le Ffs, che adesso sono più orientate al profitto rispetto alla protezione dell’ambiente.

Gaffuri: Sarebbe bello credere di vivere a Londra, dove siamo serviti da una metropolitana in ogni luogo della città. Purtroppo, o per fortuna, siamo in Ticino, dove il territorio si compone di centri urbani ma anche di zone periferiche. Concordo: possiamo fare di tutto, ma bisogna finanziarlo. Di conseguenza non si tratta di togliere un servizio, ma di rimodularlo e ricalibrarlo. Un autopostale che circola vuoto tutto il giorno in una valle non serve a niente.

Zali, quali margini di manovra avete con ferrovie e Autopostale?

Zali: Siamo i committenti, quindi per quanto riguarda il trasporto su gomma abbiamo ampio margine per chiedere e ottenere quello che vogliamo. Basta pagarlo. In Valle di Peccia è stato sperimentato un servizio su chiamata, ma ha provocato una mezza sollevazione popolare. Bisogna orientare l’offerta alla domanda: va resa più capillare, ma non indiscriminatamente. Il problema ferroviario è molto più complesso perché la galleria di base del Ceneri è stata concepita per il trasporto delle merci, non per quello delle persone. Quindi è una specie di albergo che non ha ancora aperto ma che è già esaurito: non riusciamo ad avere le cosiddette “tracce” per far passare il traffico regionale. Dovremo quindi lottare per avere la cadenza di un quarto d’ora tra gli agglomerati. Potremo in parte affrontare i problemi di capacità allungando i convogli e in un secondo tempo dovremmo poter contare sulle carrozze a due piani, che richiedono però l’adattamento delle gallerie. A queste condizioni, pagando, otterremo più offerta. Ma attenzione: il nostro trasporto pubblico non sarà mai in grado di far fronte a tutta la domanda di mobilità che esiste in Ticino.

By |2019-02-25T11:17:43+00:00Febbraio 22nd, 2019|interviste|0 Comments

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